AZIONI DI FRONTIERA

La legge 132/2018, di conversione del Decreto legge 113/2018 (c.d. decreto immigrazione e sicurezza), ha introdotto allarmanti novità sotto vari profili in particolare per quanto riguarda il trattenimento del richiedente asilo, il sistematico ricorso alle procedure accelerate, l’introduzione di istituti quali il paese di origine sicuro.  In questo scenario e in questa fase storica, si sono strutturate alcune azioni ti tipo giurisdizionale che  possano condurre a moltiplicare sul territorio di frontiera contenzioso strategico, per una più capillare e costante azione di contrasto delle politiche di criminalizzazione dei cittadini stranieri che fanno ingresso sul territorio italiano.

 

Progetto In Limine

(in collaborazione con ASGI)

Coordinatori e responsabili scientifici avv. Loredana Leo e avv. Salvatore Fachile, responsabile per la comunicazione e l'advocacy avv. Lucia Gennari.

Lo scopo è quello di conoscere con maggiore precisione ciò che accade negli hotspot, zone di transito e nei Cpr, per poter intraprendere azioni advocacy ma soprattutto di contenzioso strategico tese a contrastare le prassi illegittime e a sottoporre al giudizio dei tribunali domestici, della Corte Costituzionale, della Corte di giustizia e della CEDU le attuali normative in tema di detenzione amministrativa, procedure accelerate e di frontiera.

3 ricorsi CEDU avverso il trattenimento illegittimo presso l'hotspot di Lampedusa, Trapani e Pozzallo e il successivo rimpatrio in Tunisia

03/2018

E’ noto che un alto numero di cittadini tunisini, non riesce ad accedere alla richiesta di protezione internazionale, non ricevendo spesso neppure una corretta informativa legale. Come nel caso dei ricorrenti, i cittadini tunisini sono trattenuti presso l’hotspost di Lampedusa, Trapani e Pozzallo e sulla base di procedure semplificate descritte nell'accordo di riammissione stipulato fra Italia e Tunisia il 4 e 5 aprile 2011 sono rimpatriati in Tunisia dopo pochi giorni dal loro arrivo. Spesso non ricevono neppure i provvedimenti di respingimento delegato, sulla cui base sono effettuate le riammissioni.  Negli ultimi anni la collaborazione fra i due paesi in tema di gestione e controllo dei flussi migratori è andata rafforzandosi sempre di più, tanto che nel febbraio 2017 sono stati sottoscritti una nuova dichiarazione congiunta e un memorandum di intesa con cui i due governi si sono impegnati a rafforzare la cooperazione nel Mar Mediterraneo in materia di sicurezza e traffico di esseri umani e lavorare per una “gestione concertata” del fenomeno migratorio. In questo contesto e come emerge dal tenore di molte dichiarazioni delle autorità tunisine e italiane, nodo centrale del rapporto fra i due paesi è costituito dalla necessità di rafforzare la cooperazione per le procedure di rimpatrio, già peraltro soggette a forme “semplificate”. Nel ricorso si contesta quindi oltre la violazione dell’art. 3 e dell’art. 13 della CEDU anche la violazione dell’art. 4 prot. 4 laddove i ricorrenti sono stati sottoposti a procedure collettive di espulsione.

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