

Blog | a cura di Studio Legale Antartide
La sezione raccoglie articoli, approfondimenti e documenti elaborati nell’ambito delle attività di ricerca, formazione e tutela promosse da Antartide. I materiali affrontano temi legati al diritto d’asilo, all’immigrazione, alle politiche di confine, all’accoglienza e alla condizione giuridica delle persone straniere, offrendo strumenti di analisi rivolti a operatori, professionisti, associazioni e cittadini.
Lo spazio nasce per rendere accessibili e consultabili i contributi prodotti nel tempo, molti dei quali già pubblicati su Spazi Circolari, riunendoli in un archivio aggiornato e autonomo rispetto alle singole aree tematiche del sito. La raccolta sarà progressivamente ampliata con nuove pubblicazioni, schede, articoli e materiali di approfondimento.
Approfondimenti
2026
06/2026
La domanda di asilo come manifestazione di volontà: il principio della Cassazione alla prova del Patto UE
L’ordinanza n. 14851/2026 della Corte di cassazione riafferma che la domanda di protezione internazionale nasce nel momento in cui la persona manifesta la volontà di chiedere asilo a un’autorità riconducibile all’apparato statale, anche in assenza di una formale registrazione. Il contributo analizza la distinzione tra presentazione, registrazione e formalizzazione della domanda e approfondisce la funzione di tale principio quale criterio per individuare la disciplina applicabile nel tempo. Particolare attenzione è dedicata alle ricadute sull’attuazione del Patto UE su migrazione e asilo e alla tutela delle domande manifestate prima del 12 giugno 2026, ma formalizzate successivamente a causa di ritardi o inefficienze amministrative.
06/2026
La domanda di asilo come manifestazione di volontà: il principio della Cassazione alla prova del Patto UE
L’ordinanza n. 14851/2026 della Corte di cassazione riafferma che la domanda di protezione internazionale nasce nel momento in cui la persona manifesta la volontà di chiedere asilo a un’autorità riconducibile all’apparato statale, anche in assenza di una formale registrazione. Il contributo analizza la distinzione tra presentazione, registrazione e formalizzazione della domanda e approfondisce la funzione di tale principio quale criterio per individuare la disciplina applicabile nel tempo. Particolare attenzione è dedicata alle ricadute sull’attuazione del Patto UE su migrazione e asilo e alla tutela delle domande manifestate prima del 12 giugno 2026, ma formalizzate successivamente a causa di ritardi o inefficienze amministrative.
06/2026
Assegno di inclusione e permessi per casi speciali: requisiti, criticità e prospettive di tutela
La scheda giuridica ricostruisce la disciplina dell’Assegno di inclusione applicabile ai titolari di permesso di soggiorno per casi speciali ai sensi degli artt. 18, 18-bis e 18-ter del Testo unico immigrazione. L’analisi chiarisce i requisiti derogati, gli importi, le modalità di presentazione della domanda e la possibilità di accedere alla misura anche con la ricevuta della richiesta di rilascio del permesso. Particolare attenzione è dedicata alle criticità della circolare INPS n. 58/2026, all’esclusione delle persone ospitate in strutture a totale carico pubblico e alla disparità di trattamento delle vittime titolari di un diverso titolo di soggiorno, delineando possibili strategie di tutela e contenzioso.
06/2026
Assegno di inclusione e permessi per casi speciali: requisiti, criticità e prospettive di tutela
La scheda giuridica ricostruisce la disciplina dell’Assegno di inclusione applicabile ai titolari di permesso di soggiorno per casi speciali ai sensi degli artt. 18, 18-bis e 18-ter del Testo unico immigrazione. L’analisi chiarisce i requisiti derogati, gli importi, le modalità di presentazione della domanda e la possibilità di accedere alla misura anche con la ricevuta della richiesta di rilascio del permesso. Particolare attenzione è dedicata alle criticità della circolare INPS n. 58/2026, all’esclusione delle persone ospitate in strutture a totale carico pubblico e alla disparità di trattamento delle vittime titolari di un diverso titolo di soggiorno, delineando possibili strategie di tutela e contenzioso.
06/2026
Assegno di inclusione e permessi per casi speciali: requisiti, criticità e prospettive di tutela
La scheda giuridica ricostruisce la disciplina dell’Assegno di inclusione applicabile ai titolari di permesso di soggiorno per casi speciali ai sensi degli artt. 18, 18-bis e 18-ter del Testo unico immigrazione. L’analisi chiarisce i requisiti derogati, gli importi, le modalità di presentazione della domanda e la possibilità di accedere alla misura anche con la ricevuta della richiesta di rilascio del permesso. Particolare attenzione è dedicata alle criticità della circolare INPS n. 58/2026, all’esclusione delle persone ospitate in strutture a totale carico pubblico e alla disparità di trattamento delle vittime titolari di un diverso titolo di soggiorno, delineando possibili strategie di tutela e contenzioso.
06/2026
Il Patto UE alla prova delle frontiere italiane: vulnerabilità e obblighi informativi nella fase di screening
L'articolo analizza le prime modalità di attuazione del Regolamento Screening nelle principali aree di frontiera della Sicilia e della Calabria, mettendo a confronto il quadro normativo europeo con le condizioni operative rilevate attraverso una ricerca sul campo. L’approfondimento si concentra sulla valutazione delle vulnerabilità e sugli obblighi informativi previsti durante lo screening, evidenziando criticità legate alla carenza di personale specializzato, mediazione linguistico-culturale, strutture adeguate, formazione e sistemi indipendenti di monitoraggio. Le evidenze raccolte mostrano il rischio che la distanza tra garanzie formalmente riconosciute e risorse concretamente disponibili comprometta l’individuazione tempestiva delle persone vulnerabili, l’accesso effettivo ai diritti e la corretta applicazione delle nuove procedure di frontiera.
06/2026
Il Patto UE alla prova delle frontiere italiane: vulnerabilità e obblighi informativi nella fase di screening
L'articolo analizza le prime modalità di attuazione del Regolamento Screening nelle principali aree di frontiera della Sicilia e della Calabria, mettendo a confronto il quadro normativo europeo con le condizioni operative rilevate attraverso una ricerca sul campo. L’approfondimento si concentra sulla valutazione delle vulnerabilità e sugli obblighi informativi previsti durante lo screening, evidenziando criticità legate alla carenza di personale specializzato, mediazione linguistico-culturale, strutture adeguate, formazione e sistemi indipendenti di monitoraggio. Le evidenze raccolte mostrano il rischio che la distanza tra garanzie formalmente riconosciute e risorse concretamente disponibili comprometta l’individuazione tempestiva delle persone vulnerabili, l’accesso effettivo ai diritti e la corretta applicazione delle nuove procedure di frontiera.
06/2026
Il Patto UE alla prova delle frontiere italiane: vulnerabilità e obblighi informativi nella fase di screening
L'articolo analizza le prime modalità di attuazione del Regolamento Screening nelle principali aree di frontiera della Sicilia e della Calabria, mettendo a confronto il quadro normativo europeo con le condizioni operative rilevate attraverso una ricerca sul campo. L’approfondimento si concentra sulla valutazione delle vulnerabilità e sugli obblighi informativi previsti durante lo screening, evidenziando criticità legate alla carenza di personale specializzato, mediazione linguistico-culturale, strutture adeguate, formazione e sistemi indipendenti di monitoraggio. Le evidenze raccolte mostrano il rischio che la distanza tra garanzie formalmente riconosciute e risorse concretamente disponibili comprometta l’individuazione tempestiva delle persone vulnerabili, l’accesso effettivo ai diritti e la corretta applicazione delle nuove procedure di frontiera.
06/2026
Il segreto come infrastruttura: detenzione extraterritoriale, accesso alle informazioni e gerarchia dei diritti
L’articolo esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato che hanno riconosciuto il diritto di accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader. Le pronunce chiariscono che generiche esigenze di riservatezza non possono giustificare il diniego, che il pregiudizio alla protezione dei dati personali deve essere concreto e dimostrato e che un semplice riassunto amministrativo non sostituisce l’ostensione del documento originale. Particolare rilievo assume l’accesso parziale mediante oscuramento selettivo, quale strumento necessario per garantire trasparenza e controllo democratico sulle strutture di detenzione amministrativa collocate fuori dal territorio nazionale.
06/2026
Il segreto come infrastruttura: detenzione extraterritoriale, accesso alle informazioni e gerarchia dei diritti
L’articolo esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato che hanno riconosciuto il diritto di accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader. Le pronunce chiariscono che generiche esigenze di riservatezza non possono giustificare il diniego, che il pregiudizio alla protezione dei dati personali deve essere concreto e dimostrato e che un semplice riassunto amministrativo non sostituisce l’ostensione del documento originale. Particolare rilievo assume l’accesso parziale mediante oscuramento selettivo, quale strumento necessario per garantire trasparenza e controllo democratico sulle strutture di detenzione amministrativa collocate fuori dal territorio nazionale.
06/2026
Il segreto come infrastruttura: detenzione extraterritoriale, accesso alle informazioni e gerarchia dei diritti
L’articolo esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato che hanno riconosciuto il diritto di accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader. Le pronunce chiariscono che generiche esigenze di riservatezza non possono giustificare il diniego, che il pregiudizio alla protezione dei dati personali deve essere concreto e dimostrato e che un semplice riassunto amministrativo non sostituisce l’ostensione del documento originale. Particolare rilievo assume l’accesso parziale mediante oscuramento selettivo, quale strumento necessario per garantire trasparenza e controllo democratico sulle strutture di detenzione amministrativa collocate fuori dal territorio nazionale.
06/2026
Il segreto come infrastruttura: detenzione extraterritoriale, accesso alle informazioni e gerarchia dei diritti
L’articolo esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato che hanno riconosciuto il diritto di accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader. Le pronunce chiariscono che generiche esigenze di riservatezza non possono giustificare il diniego, che il pregiudizio alla protezione dei dati personali deve essere concreto e dimostrato e che un semplice riassunto amministrativo non sostituisce l’ostensione del documento originale. Particolare rilievo assume l’accesso parziale mediante oscuramento selettivo, quale strumento necessario per garantire trasparenza e controllo democratico sulle strutture di detenzione amministrativa collocate fuori dal territorio nazionale.
06/2026
Vittime di tratta e Patto UE: il periodo di riflessione tra screening, frontiera e tutela effettiva
L’analisi esamina le novità introdotte dal d.lgs. n. 115/2026 in attuazione della direttiva europea antitratta, con particolare attenzione al nuovo periodo di recupero e riflessione previsto dall’art. 18 del Testo unico immigrazione. La riflessione approfondisce il rapporto tra questo istituto e le procedure di screening, di frontiera e accelerate del Patto UE, evidenziando come l’emersione di indicatori di tratta debba comportare l’accesso a misure specialistiche di protezione, l’inespellibilità temporanea e l’uscita dai circuiti incompatibili con le esigenze della vittima. Sono inoltre analizzate le modifiche in materia di identificazione, accoglienza, diritto al lavoro, tutela dei minori, indennizzo e coordinamento nazionale antitratta.
06/2026
Vittime di tratta e Patto UE: il periodo di riflessione tra screening, frontiera e tutela effettiva
L’analisi esamina le novità introdotte dal d.lgs. n. 115/2026 in attuazione della direttiva europea antitratta, con particolare attenzione al nuovo periodo di recupero e riflessione previsto dall’art. 18 del Testo unico immigrazione. La riflessione approfondisce il rapporto tra questo istituto e le procedure di screening, di frontiera e accelerate del Patto UE, evidenziando come l’emersione di indicatori di tratta debba comportare l’accesso a misure specialistiche di protezione, l’inespellibilità temporanea e l’uscita dai circuiti incompatibili con le esigenze della vittima. Sono inoltre analizzate le modifiche in materia di identificazione, accoglienza, diritto al lavoro, tutela dei minori, indennizzo e coordinamento nazionale antitratta.
06/2026
Vittime di tratta e Patto UE: il periodo di riflessione tra screening, frontiera e tutela effettiva
L’analisi esamina le novità introdotte dal d.lgs. n. 115/2026 in attuazione della direttiva europea antitratta, con particolare attenzione al nuovo periodo di recupero e riflessione previsto dall’art. 18 del Testo unico immigrazione. La riflessione approfondisce il rapporto tra questo istituto e le procedure di screening, di frontiera e accelerate del Patto UE, evidenziando come l’emersione di indicatori di tratta debba comportare l’accesso a misure specialistiche di protezione, l’inespellibilità temporanea e l’uscita dai circuiti incompatibili con le esigenze della vittima. Sono inoltre analizzate le modifiche in materia di identificazione, accoglienza, diritto al lavoro, tutela dei minori, indennizzo e coordinamento nazionale antitratta.
06/2026
Vittime di tratta e Patto UE: il periodo di riflessione tra screening, frontiera e tutela effettiva
L’analisi esamina le novità introdotte dal d.lgs. n. 115/2026 in attuazione della direttiva europea antitratta, con particolare attenzione al nuovo periodo di recupero e riflessione previsto dall’art. 18 del Testo unico immigrazione. La riflessione approfondisce il rapporto tra questo istituto e le procedure di screening, di frontiera e accelerate del Patto UE, evidenziando come l’emersione di indicatori di tratta debba comportare l’accesso a misure specialistiche di protezione, l’inespellibilità temporanea e l’uscita dai circuiti incompatibili con le esigenze della vittima. Sono inoltre analizzate le modifiche in materia di identificazione, accoglienza, diritto al lavoro, tutela dei minori, indennizzo e coordinamento nazionale antitratta.
07/2026
Il d.lgs. 115/2026 recepisce la direttiva antitratta: le nuove tutele alla prova delle procedure di frontiera
Il decreto legislativo n. 115/2026 recepisce la direttiva europea antitratta e rafforza gli strumenti per la prevenzione, l’identificazione, l’assistenza e la protezione delle vittime. La riforma amplia le forme di sfruttamento penalmente rilevanti, introduce il Meccanismo nazionale di referral e consolida i percorsi di emersione e presa in carico. L’approfondimento esamina il coordinamento di queste disposizioni con le procedure di screening, frontiera e asilo previste dal nuovo Patto UE, evidenziando il rischio che tempi accelerati, trattenimento e valutazioni sommarie impediscano di riconoscere tempestivamente le situazioni di tratta. Particolare attenzione è dedicata alla necessità di mantenere distinti i percorsi di protezione internazionale da quelli riservati alle vittime, garantendo tutele effettive anche ai minori e alle persone maggiormente vulnerabili.
07/2026
Il d.lgs. 115/2026 recepisce la direttiva antitratta: le nuove tutele alla prova delle procedure di frontiera
Il decreto legislativo n. 115/2026 recepisce la direttiva europea antitratta e rafforza gli strumenti per la prevenzione, l’identificazione, l’assistenza e la protezione delle vittime. La riforma amplia le forme di sfruttamento penalmente rilevanti, introduce il Meccanismo nazionale di referral e consolida i percorsi di emersione e presa in carico. L’approfondimento esamina il coordinamento di queste disposizioni con le procedure di screening, frontiera e asilo previste dal nuovo Patto UE, evidenziando il rischio che tempi accelerati, trattenimento e valutazioni sommarie impediscano di riconoscere tempestivamente le situazioni di tratta. Particolare attenzione è dedicata alla necessità di mantenere distinti i percorsi di protezione internazionale da quelli riservati alle vittime, garantendo tutele effettive anche ai minori e alle persone maggiormente vulnerabili.
06/2026
L’attuazione dei provvedimenti cautelari contro la pubblica amministrazione: il caso dei familiari palestinesi bloccati a Gaza
Il contributo analizza l’ordinanza del 14 maggio 2026 con cui il Tribunale di Roma è intervenuto per assicurare l’attuazione di un provvedimento cautelare rimasto ineseguito, relativo al rilascio di visti umanitari in favore dei familiari di una rifugiata palestinese ancora presenti nella Striscia di Gaza. L’approfondimento esamina il procedimento previsto dall’art. 669-duodecies c.p.c. quale rimedio esperibile dinanzi all’inerzia della pubblica amministrazione, chiarendone il rapporto con il giudizio di ottemperanza. Particolare attenzione è dedicata alla determinazione giudiziale delle modalità operative di esecuzione, alla nomina del Console generale d’Italia a Gerusalemme quale ausiliario del giudice e all’applicazione delle misure coercitive indirette previste dall’art. 614-bis c.p.c., quali strumenti diretti a garantire l’effettività della tutela cautelare.
06/2026
L’attuazione dei provvedimenti cautelari contro la pubblica amministrazione: il caso dei familiari palestinesi bloccati a Gaza
Il contributo analizza l’ordinanza del 14 maggio 2026 con cui il Tribunale di Roma è intervenuto per assicurare l’attuazione di un provvedimento cautelare rimasto ineseguito, relativo al rilascio di visti umanitari in favore dei familiari di una rifugiata palestinese ancora presenti nella Striscia di Gaza. L’approfondimento esamina il procedimento previsto dall’art. 669-duodecies c.p.c. quale rimedio esperibile dinanzi all’inerzia della pubblica amministrazione, chiarendone il rapporto con il giudizio di ottemperanza. Particolare attenzione è dedicata alla determinazione giudiziale delle modalità operative di esecuzione, alla nomina del Console generale d’Italia a Gerusalemme quale ausiliario del giudice e all’applicazione delle misure coercitive indirette previste dall’art. 614-bis c.p.c., quali strumenti diretti a garantire l’effettività della tutela cautelare.
05/2026
Cittadinanza negata per “contiguità” politica: il TAR Lazio annulla il diniego del Ministero
L’analisi esamina la sentenza n. 7028/2026 con cui il TAR Lazio ha annullato il diniego di cittadinanza fondato sulla presunta vicinanza del richiedente ad ambienti della “sinistra antagonista veronese”. La decisione chiarisce che il richiamo a generiche etichette politiche non è sufficiente: l’Amministrazione deve spiegare in modo concreto, attuale e individualizzato in che modo le condotte attribuite alla persona possano rappresentare un rischio per la sicurezza della Repubblica. La riflessione approfondisce inoltre il possibile effetto deterrente di simili provvedimenti sulla partecipazione politica delle persone straniere e i limiti di un controllo giurisdizionale circoscritto alla sola tenuta formale della motivazione.
05/2026
Cittadinanza negata per “contiguità” politica: il TAR Lazio annulla il diniego del Ministero
L’analisi esamina la sentenza n. 7028/2026 con cui il TAR Lazio ha annullato il diniego di cittadinanza fondato sulla presunta vicinanza del richiedente ad ambienti della “sinistra antagonista veronese”. La decisione chiarisce che il richiamo a generiche etichette politiche non è sufficiente: l’Amministrazione deve spiegare in modo concreto, attuale e individualizzato in che modo le condotte attribuite alla persona possano rappresentare un rischio per la sicurezza della Repubblica. La riflessione approfondisce inoltre il possibile effetto deterrente di simili provvedimenti sulla partecipazione politica delle persone straniere e i limiti di un controllo giurisdizionale circoscritto alla sola tenuta formale della motivazione.
05/2026
Cittadinanza negata per “contiguità” politica: il TAR Lazio annulla il diniego del Ministero
L’analisi esamina la sentenza n. 7028/2026 con cui il TAR Lazio ha annullato il diniego di cittadinanza fondato sulla presunta vicinanza del richiedente ad ambienti della “sinistra antagonista veronese”. La decisione chiarisce che il richiamo a generiche etichette politiche non è sufficiente: l’Amministrazione deve spiegare in modo concreto, attuale e individualizzato in che modo le condotte attribuite alla persona possano rappresentare un rischio per la sicurezza della Repubblica. La riflessione approfondisce inoltre il possibile effetto deterrente di simili provvedimenti sulla partecipazione politica delle persone straniere e i limiti di un controllo giurisdizionale circoscritto alla sola tenuta formale della motivazione.
05/2026
Cittadinanza negata per “contiguità” politica: il TAR Lazio annulla il diniego del Ministero
L’analisi esamina la sentenza n. 7028/2026 con cui il TAR Lazio ha annullato il diniego di cittadinanza fondato sulla presunta vicinanza del richiedente ad ambienti della “sinistra antagonista veronese”. La decisione chiarisce che il richiamo a generiche etichette politiche non è sufficiente: l’Amministrazione deve spiegare in modo concreto, attuale e individualizzato in che modo le condotte attribuite alla persona possano rappresentare un rischio per la sicurezza della Repubblica. La riflessione approfondisce inoltre il possibile effetto deterrente di simili provvedimenti sulla partecipazione politica delle persone straniere e i limiti di un controllo giurisdizionale circoscritto alla sola tenuta formale della motivazione.
05/2026
Figli minori di cittadini naturalizzati: il Tribunale di Trento limita l’applicazione della riforma del 2025
A partire dalla sentenza del Tribunale di Trento, l’articolo esamina il rapporto tra il nuovo art. 3-bis e l’art. 14 della legge sulla cittadinanza, contestando l’interpretazione restrittiva adottata dal Ministero dell’Interno. La pronuncia chiarisce che i limiti introdotti per contenere la trasmissione della cittadinanza iure sanguinis non possono essere estesi ai figli minori conviventi di persone naturalizzate, ai quali lo status deve essere riconosciuto quando ricorrono i requisiti di residenza previsti dalla legge, indipendentemente dal luogo di nascita. Particolare attenzione è dedicata agli effetti discriminatori prodotti dalle circolari ministeriali e alla necessità di tutelare l’unità familiare e l’interesse superiore del minore.
05/2026
Figli minori di cittadini naturalizzati: il Tribunale di Trento limita l’applicazione della riforma del 2025
A partire dalla sentenza del Tribunale di Trento, l’articolo esamina il rapporto tra il nuovo art. 3-bis e l’art. 14 della legge sulla cittadinanza, contestando l’interpretazione restrittiva adottata dal Ministero dell’Interno. La pronuncia chiarisce che i limiti introdotti per contenere la trasmissione della cittadinanza iure sanguinis non possono essere estesi ai figli minori conviventi di persone naturalizzate, ai quali lo status deve essere riconosciuto quando ricorrono i requisiti di residenza previsti dalla legge, indipendentemente dal luogo di nascita. Particolare attenzione è dedicata agli effetti discriminatori prodotti dalle circolari ministeriali e alla necessità di tutelare l’unità familiare e l’interesse superiore del minore.
05/2026
Figli minori di cittadini naturalizzati: il Tribunale di Trento limita l’applicazione della riforma del 2025
A partire dalla sentenza del Tribunale di Trento, l’articolo esamina il rapporto tra il nuovo art. 3-bis e l’art. 14 della legge sulla cittadinanza, contestando l’interpretazione restrittiva adottata dal Ministero dell’Interno. La pronuncia chiarisce che i limiti introdotti per contenere la trasmissione della cittadinanza iure sanguinis non possono essere estesi ai figli minori conviventi di persone naturalizzate, ai quali lo status deve essere riconosciuto quando ricorrono i requisiti di residenza previsti dalla legge, indipendentemente dal luogo di nascita. Particolare attenzione è dedicata agli effetti discriminatori prodotti dalle circolari ministeriali e alla necessità di tutelare l’unità familiare e l’interesse superiore del minore.
05/2026
Figli minori di cittadini naturalizzati: il Tribunale di Trento limita l’applicazione della riforma del 2025
A partire dalla sentenza del Tribunale di Trento, l’articolo esamina il rapporto tra il nuovo art. 3-bis e l’art. 14 della legge sulla cittadinanza, contestando l’interpretazione restrittiva adottata dal Ministero dell’Interno. La pronuncia chiarisce che i limiti introdotti per contenere la trasmissione della cittadinanza iure sanguinis non possono essere estesi ai figli minori conviventi di persone naturalizzate, ai quali lo status deve essere riconosciuto quando ricorrono i requisiti di residenza previsti dalla legge, indipendentemente dal luogo di nascita. Particolare attenzione è dedicata agli effetti discriminatori prodotti dalle circolari ministeriali e alla necessità di tutelare l’unità familiare e l’interesse superiore del minore.
05/2026
Domanda reiterata e imminente allontanamento: i limiti dell’art. 29-bis e le garanzie del ricorso
La scheda giuridica ricostruisce la disciplina della domanda reiterata di protezione internazionale presentata durante l’esecuzione di un provvedimento di allontanamento, chiarendo quando il rimpatrio possa considerarsi realmente imminente. L’analisi distingue la fase di pre-partenza dal trattenimento nei CPR, dall’ordine di lasciare il territorio e dalla partenza volontaria, situazioni che non consentono di applicare automaticamente il regime derogatorio dell’art. 29-bis. Particolare attenzione è dedicata al ruolo attribuito al questore, all’obbligo di esame preliminare e di valutazione del rischio di refoulement, nonché alle conseguenze della qualificazione della procedura sul diritto del richiedente a un ricorso effettivo.
05/2026
Domanda reiterata e imminente allontanamento: i limiti dell’art. 29-bis e le garanzie del ricorso
La scheda giuridica ricostruisce la disciplina della domanda reiterata di protezione internazionale presentata durante l’esecuzione di un provvedimento di allontanamento, chiarendo quando il rimpatrio possa considerarsi realmente imminente. L’analisi distingue la fase di pre-partenza dal trattenimento nei CPR, dall’ordine di lasciare il territorio e dalla partenza volontaria, situazioni che non consentono di applicare automaticamente il regime derogatorio dell’art. 29-bis. Particolare attenzione è dedicata al ruolo attribuito al questore, all’obbligo di esame preliminare e di valutazione del rischio di refoulement, nonché alle conseguenze della qualificazione della procedura sul diritto del richiedente a un ricorso effettivo.
05/2026
Domanda reiterata e imminente allontanamento: i limiti dell’art. 29-bis e le garanzie del ricorso
La scheda giuridica ricostruisce la disciplina della domanda reiterata di protezione internazionale presentata durante l’esecuzione di un provvedimento di allontanamento, chiarendo quando il rimpatrio possa considerarsi realmente imminente. L’analisi distingue la fase di pre-partenza dal trattenimento nei CPR, dall’ordine di lasciare il territorio e dalla partenza volontaria, situazioni che non consentono di applicare automaticamente il regime derogatorio dell’art. 29-bis. Particolare attenzione è dedicata al ruolo attribuito al questore, all’obbligo di esame preliminare e di valutazione del rischio di refoulement, nonché alle conseguenze della qualificazione della procedura sul diritto del richiedente a un ricorso effettivo.
05/2026
Domanda reiterata e imminente allontanamento: i limiti dell’art. 29-bis e le garanzie del ricorso
La scheda giuridica ricostruisce la disciplina della domanda reiterata di protezione internazionale presentata durante l’esecuzione di un provvedimento di allontanamento, chiarendo quando il rimpatrio possa considerarsi realmente imminente. L’analisi distingue la fase di pre-partenza dal trattenimento nei CPR, dall’ordine di lasciare il territorio e dalla partenza volontaria, situazioni che non consentono di applicare automaticamente il regime derogatorio dell’art. 29-bis. Particolare attenzione è dedicata al ruolo attribuito al questore, all’obbligo di esame preliminare e di valutazione del rischio di refoulement, nonché alle conseguenze della qualificazione della procedura sul diritto del richiedente a un ricorso effettivo.
05/2026
Linee guida sul diritto di asilo 2026: profili di illegittimità e criticità operative
La scheda propone una lettura critica delle Linee guida emanate dalla Commissione nazionale per il diritto di asilo, mettendone in evidenza i punti di contrasto con la giurisprudenza italiana e con il diritto dell’Unione europea. L’esame riguarda le domande reiterate, la determinazione delle procedure accelerate e di frontiera, i ritardi delle procedure ordinarie e il ricorso insufficiente all’esame prioritario. Specifica attenzione è dedicata all’art. 29-bis, alla nozione di imminente allontanamento, alle competenze attribuite al questore, al diritto di permanere durante i termini per l’impugnazione e al rapporto necessario tra manifesta infondatezza e previa attivazione della procedura accelerata.
05/2026
Linee guida sul diritto di asilo 2026: profili di illegittimità e criticità operative
La scheda propone una lettura critica delle Linee guida emanate dalla Commissione nazionale per il diritto di asilo, mettendone in evidenza i punti di contrasto con la giurisprudenza italiana e con il diritto dell’Unione europea. L’esame riguarda le domande reiterate, la determinazione delle procedure accelerate e di frontiera, i ritardi delle procedure ordinarie e il ricorso insufficiente all’esame prioritario. Specifica attenzione è dedicata all’art. 29-bis, alla nozione di imminente allontanamento, alle competenze attribuite al questore, al diritto di permanere durante i termini per l’impugnazione e al rapporto necessario tra manifesta infondatezza e previa attivazione della procedura accelerata.
05/2026
Linee guida sul diritto di asilo 2026: profili di illegittimità e criticità operative
La scheda propone una lettura critica delle Linee guida emanate dalla Commissione nazionale per il diritto di asilo, mettendone in evidenza i punti di contrasto con la giurisprudenza italiana e con il diritto dell’Unione europea. L’esame riguarda le domande reiterate, la determinazione delle procedure accelerate e di frontiera, i ritardi delle procedure ordinarie e il ricorso insufficiente all’esame prioritario. Specifica attenzione è dedicata all’art. 29-bis, alla nozione di imminente allontanamento, alle competenze attribuite al questore, al diritto di permanere durante i termini per l’impugnazione e al rapporto necessario tra manifesta infondatezza e previa attivazione della procedura accelerata.
05/2026
Linee guida sul diritto di asilo 2026: profili di illegittimità e criticità operative
La scheda propone una lettura critica delle Linee guida emanate dalla Commissione nazionale per il diritto di asilo, mettendone in evidenza i punti di contrasto con la giurisprudenza italiana e con il diritto dell’Unione europea. L’esame riguarda le domande reiterate, la determinazione delle procedure accelerate e di frontiera, i ritardi delle procedure ordinarie e il ricorso insufficiente all’esame prioritario. Specifica attenzione è dedicata all’art. 29-bis, alla nozione di imminente allontanamento, alle competenze attribuite al questore, al diritto di permanere durante i termini per l’impugnazione e al rapporto necessario tra manifesta infondatezza e previa attivazione della procedura accelerata.
05/2026
Violenza domestica e status di rifugiata: persecuzione di genere, mancata protezione e stigma della donna separata
La nota esamina il decreto con cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto lo status di rifugiata a una cittadina tunisina vittima di violenza domestica da parte della famiglia del marito. La decisione qualifica le donne come particolare gruppo sociale, valorizza la mancata protezione offerta dalle autorità tunisine e riconosce nello stigma della donna separata e priva di una rete familiare un autonomo fattore di rischio persecutorio. Particolare attenzione è dedicata alla presunzione di reiterazione derivante dalle violenze già subite, alla tutela dei figli minori e a una valutazione della credibilità fondata sull’ascolto diretto e sulla contestualizzazione del racconto.
05/2026
Violenza domestica e status di rifugiata: persecuzione di genere, mancata protezione e stigma della donna separata
La nota esamina il decreto con cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto lo status di rifugiata a una cittadina tunisina vittima di violenza domestica da parte della famiglia del marito. La decisione qualifica le donne come particolare gruppo sociale, valorizza la mancata protezione offerta dalle autorità tunisine e riconosce nello stigma della donna separata e priva di una rete familiare un autonomo fattore di rischio persecutorio. Particolare attenzione è dedicata alla presunzione di reiterazione derivante dalle violenze già subite, alla tutela dei figli minori e a una valutazione della credibilità fondata sull’ascolto diretto e sulla contestualizzazione del racconto.
05/2026
Violenza domestica e status di rifugiata: persecuzione di genere, mancata protezione e stigma della donna separata
La nota esamina il decreto con cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto lo status di rifugiata a una cittadina tunisina vittima di violenza domestica da parte della famiglia del marito. La decisione qualifica le donne come particolare gruppo sociale, valorizza la mancata protezione offerta dalle autorità tunisine e riconosce nello stigma della donna separata e priva di una rete familiare un autonomo fattore di rischio persecutorio. Particolare attenzione è dedicata alla presunzione di reiterazione derivante dalle violenze già subite, alla tutela dei figli minori e a una valutazione della credibilità fondata sull’ascolto diretto e sulla contestualizzazione del racconto.
05/2026
Violenza domestica e status di rifugiata: persecuzione di genere, mancata protezione e stigma della donna separata
La nota esamina il decreto con cui il Tribunale di Roma ha riconosciuto lo status di rifugiata a una cittadina tunisina vittima di violenza domestica da parte della famiglia del marito. La decisione qualifica le donne come particolare gruppo sociale, valorizza la mancata protezione offerta dalle autorità tunisine e riconosce nello stigma della donna separata e priva di una rete familiare un autonomo fattore di rischio persecutorio. Particolare attenzione è dedicata alla presunzione di reiterazione derivante dalle violenze già subite, alla tutela dei figli minori e a una valutazione della credibilità fondata sull’ascolto diretto e sulla contestualizzazione del racconto.
05/2026
Status di rifugiata e violenza domestica: la tutela delle donne tunisine tra persecuzione di genere e stigma sociale
La pronuncia del Tribunale di Roma riconosce lo status di rifugiata a una cittadina tunisina sottoposta a violenze e controllo all’interno della famiglia del marito, rimasta priva di una protezione effettiva da parte delle autorità del Paese di origine. La nota approfondisce la qualificazione delle donne come particolare gruppo sociale, il valore della Convenzione di Istanbul e il ruolo della mancata protezione statale nel riconoscimento della persecuzione di genere. L’esame si concentra inoltre sul rischio autonomo derivante dalla condizione di donna separata e senza una rete familiare, sulla tutela dei figli minori e sulla necessità di valutare la credibilità attraverso un ascolto diretto e attento al contesto della violenza.
05/2026
Status di rifugiata e violenza domestica: la tutela delle donne tunisine tra persecuzione di genere e stigma sociale
La pronuncia del Tribunale di Roma riconosce lo status di rifugiata a una cittadina tunisina sottoposta a violenze e controllo all’interno della famiglia del marito, rimasta priva di una protezione effettiva da parte delle autorità del Paese di origine. La nota approfondisce la qualificazione delle donne come particolare gruppo sociale, il valore della Convenzione di Istanbul e il ruolo della mancata protezione statale nel riconoscimento della persecuzione di genere. L’esame si concentra inoltre sul rischio autonomo derivante dalla condizione di donna separata e senza una rete familiare, sulla tutela dei figli minori e sulla necessità di valutare la credibilità attraverso un ascolto diretto e attento al contesto della violenza.
05/2026
Status di rifugiata e violenza domestica: la tutela delle donne tunisine tra persecuzione di genere e stigma sociale
La pronuncia del Tribunale di Roma riconosce lo status di rifugiata a una cittadina tunisina sottoposta a violenze e controllo all’interno della famiglia del marito, rimasta priva di una protezione effettiva da parte delle autorità del Paese di origine. La nota approfondisce la qualificazione delle donne come particolare gruppo sociale, il valore della Convenzione di Istanbul e il ruolo della mancata protezione statale nel riconoscimento della persecuzione di genere. L’esame si concentra inoltre sul rischio autonomo derivante dalla condizione di donna separata e senza una rete familiare, sulla tutela dei figli minori e sulla necessità di valutare la credibilità attraverso un ascolto diretto e attento al contesto della violenza.
05/2026
Status di rifugiata e violenza domestica: la tutela delle donne tunisine tra persecuzione di genere e stigma sociale
La pronuncia del Tribunale di Roma riconosce lo status di rifugiata a una cittadina tunisina sottoposta a violenze e controllo all’interno della famiglia del marito, rimasta priva di una protezione effettiva da parte delle autorità del Paese di origine. La nota approfondisce la qualificazione delle donne come particolare gruppo sociale, il valore della Convenzione di Istanbul e il ruolo della mancata protezione statale nel riconoscimento della persecuzione di genere. L’esame si concentra inoltre sul rischio autonomo derivante dalla condizione di donna separata e senza una rete familiare, sulla tutela dei figli minori e sulla necessità di valutare la credibilità attraverso un ascolto diretto e attento al contesto della violenza.
05/2026
Domanda di asilo durante la convalida dell’accompagnamento coattivo: obblighi del giudice e criticità applicative
La nota analizza l’ordinanza n. 13625/2026 con cui la Corte di cassazione ha affermato l’obbligo del giudice di pace di ricevere, verbalizzare e trasmettere al questore la domanda di protezione internazionale manifestata durante l’udienza di convalida dell’accompagnamento alla frontiera, anche in assenza di una precedente registrazione. L’approfondimento esamina criticamente il potere attribuito al giudice di valutare la genericità della richiesta e la ricorrenza delle deroghe al diritto di permanenza, sottolineando come tali valutazioni sostanziali spettino alla Commissione territoriale. Particolare attenzione è dedicata alle domande reiterate e alla necessità di distinguere la perdita del diritto di restare fino alla decisione dalla possibilità di procedere immediatamente al rimpatrio.
05/2026
Domanda di asilo durante la convalida dell’accompagnamento coattivo: obblighi del giudice e criticità applicative
La nota analizza l’ordinanza n. 13625/2026 con cui la Corte di cassazione ha affermato l’obbligo del giudice di pace di ricevere, verbalizzare e trasmettere al questore la domanda di protezione internazionale manifestata durante l’udienza di convalida dell’accompagnamento alla frontiera, anche in assenza di una precedente registrazione. L’approfondimento esamina criticamente il potere attribuito al giudice di valutare la genericità della richiesta e la ricorrenza delle deroghe al diritto di permanenza, sottolineando come tali valutazioni sostanziali spettino alla Commissione territoriale. Particolare attenzione è dedicata alle domande reiterate e alla necessità di distinguere la perdita del diritto di restare fino alla decisione dalla possibilità di procedere immediatamente al rimpatrio.
05/2026
Domanda di asilo durante la convalida dell’accompagnamento coattivo: obblighi del giudice e criticità applicative
La nota analizza l’ordinanza n. 13625/2026 con cui la Corte di cassazione ha affermato l’obbligo del giudice di pace di ricevere, verbalizzare e trasmettere al questore la domanda di protezione internazionale manifestata durante l’udienza di convalida dell’accompagnamento alla frontiera, anche in assenza di una precedente registrazione. L’approfondimento esamina criticamente il potere attribuito al giudice di valutare la genericità della richiesta e la ricorrenza delle deroghe al diritto di permanenza, sottolineando come tali valutazioni sostanziali spettino alla Commissione territoriale. Particolare attenzione è dedicata alle domande reiterate e alla necessità di distinguere la perdita del diritto di restare fino alla decisione dalla possibilità di procedere immediatamente al rimpatrio.
05/2026
Domanda di asilo durante la convalida dell’accompagnamento coattivo: obblighi del giudice e criticità applicative
La nota analizza l’ordinanza n. 13625/2026 con cui la Corte di cassazione ha affermato l’obbligo del giudice di pace di ricevere, verbalizzare e trasmettere al questore la domanda di protezione internazionale manifestata durante l’udienza di convalida dell’accompagnamento alla frontiera, anche in assenza di una precedente registrazione. L’approfondimento esamina criticamente il potere attribuito al giudice di valutare la genericità della richiesta e la ricorrenza delle deroghe al diritto di permanenza, sottolineando come tali valutazioni sostanziali spettino alla Commissione territoriale. Particolare attenzione è dedicata alle domande reiterate e alla necessità di distinguere la perdita del diritto di restare fino alla decisione dalla possibilità di procedere immediatamente al rimpatrio.
05/2026
Cittadinanza e dissenso politico: i dinieghi per ragioni di sicurezza al vaglio del TAR Lazio
L'articolo prende le mosse dalla sentenza n. 7028/2026, con cui il TAR Lazio ha annullato il diniego di cittadinanza opposto a una persona radicata da anni in Italia sulla base della presunta “contiguità” con la sinistra antagonista veronese. La vicenda mostra come formule generiche, informazioni riservate e segnalazioni prive di fatti concreti possano trasformare la cittadinanza in uno strumento di controllo della partecipazione politica. L’analisi ricostruisce il funzionamento di questo meccanismo, il limitato sindacato del giudice amministrativo e l’effetto deterrente prodotto sulle persone straniere, sottolineando la necessità di criteri oggettivi e verificabili che impediscano di equiparare il dissenso a una minaccia per la sicurezza della Repubblica.
05/2026
Cittadinanza e dissenso politico: i dinieghi per ragioni di sicurezza al vaglio del TAR Lazio
L'articolo prende le mosse dalla sentenza n. 7028/2026, con cui il TAR Lazio ha annullato il diniego di cittadinanza opposto a una persona radicata da anni in Italia sulla base della presunta “contiguità” con la sinistra antagonista veronese. La vicenda mostra come formule generiche, informazioni riservate e segnalazioni prive di fatti concreti possano trasformare la cittadinanza in uno strumento di controllo della partecipazione politica. L’analisi ricostruisce il funzionamento di questo meccanismo, il limitato sindacato del giudice amministrativo e l’effetto deterrente prodotto sulle persone straniere, sottolineando la necessità di criteri oggettivi e verificabili che impediscano di equiparare il dissenso a una minaccia per la sicurezza della Repubblica.
05/2026
Cittadinanza e dissenso politico: i dinieghi per ragioni di sicurezza al vaglio del TAR Lazio
L'articolo prende le mosse dalla sentenza n. 7028/2026, con cui il TAR Lazio ha annullato il diniego di cittadinanza opposto a una persona radicata da anni in Italia sulla base della presunta “contiguità” con la sinistra antagonista veronese. La vicenda mostra come formule generiche, informazioni riservate e segnalazioni prive di fatti concreti possano trasformare la cittadinanza in uno strumento di controllo della partecipazione politica. L’analisi ricostruisce il funzionamento di questo meccanismo, il limitato sindacato del giudice amministrativo e l’effetto deterrente prodotto sulle persone straniere, sottolineando la necessità di criteri oggettivi e verificabili che impediscano di equiparare il dissenso a una minaccia per la sicurezza della Repubblica.
05/2026
Cittadinanza e dissenso politico: i dinieghi per ragioni di sicurezza al vaglio del TAR Lazio
L'articolo prende le mosse dalla sentenza n. 7028/2026, con cui il TAR Lazio ha annullato il diniego di cittadinanza opposto a una persona radicata da anni in Italia sulla base della presunta “contiguità” con la sinistra antagonista veronese. La vicenda mostra come formule generiche, informazioni riservate e segnalazioni prive di fatti concreti possano trasformare la cittadinanza in uno strumento di controllo della partecipazione politica. L’analisi ricostruisce il funzionamento di questo meccanismo, il limitato sindacato del giudice amministrativo e l’effetto deterrente prodotto sulle persone straniere, sottolineando la necessità di criteri oggettivi e verificabili che impediscano di equiparare il dissenso a una minaccia per la sicurezza della Repubblica.
04/2026
Accesso civico e CPR in Albania: il registro degli eventi critici non può essere sottratto al controllo pubblico
L’approfondimento esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato che hanno riconosciuto il diritto di accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader. Le pronunce chiariscono che generiche esigenze di riservatezza non possono giustificare il diniego, che il pregiudizio alla protezione dei dati personali deve essere concreto e dimostrato e che un semplice riassunto amministrativo non sostituisce l’ostensione del documento originale. Particolare rilievo assume l’accesso parziale mediante oscuramento selettivo, quale strumento necessario per garantire trasparenza e controllo democratico sulle strutture di detenzione amministrativa collocate fuori dal territorio nazionale.
04/2026
Accesso civico e CPR in Albania: il registro degli eventi critici non può essere sottratto al controllo pubblico
L’approfondimento esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato che hanno riconosciuto il diritto di accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader. Le pronunce chiariscono che generiche esigenze di riservatezza non possono giustificare il diniego, che il pregiudizio alla protezione dei dati personali deve essere concreto e dimostrato e che un semplice riassunto amministrativo non sostituisce l’ostensione del documento originale. Particolare rilievo assume l’accesso parziale mediante oscuramento selettivo, quale strumento necessario per garantire trasparenza e controllo democratico sulle strutture di detenzione amministrativa collocate fuori dal territorio nazionale.
04/2026
Accesso civico e CPR in Albania: il registro degli eventi critici non può essere sottratto al controllo pubblico
L’approfondimento esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato che hanno riconosciuto il diritto di accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader. Le pronunce chiariscono che generiche esigenze di riservatezza non possono giustificare il diniego, che il pregiudizio alla protezione dei dati personali deve essere concreto e dimostrato e che un semplice riassunto amministrativo non sostituisce l’ostensione del documento originale. Particolare rilievo assume l’accesso parziale mediante oscuramento selettivo, quale strumento necessario per garantire trasparenza e controllo democratico sulle strutture di detenzione amministrativa collocate fuori dal territorio nazionale.
04/2026
Accesso civico e CPR in Albania: il registro degli eventi critici non può essere sottratto al controllo pubblico
L’approfondimento esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato che hanno riconosciuto il diritto di accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader. Le pronunce chiariscono che generiche esigenze di riservatezza non possono giustificare il diniego, che il pregiudizio alla protezione dei dati personali deve essere concreto e dimostrato e che un semplice riassunto amministrativo non sostituisce l’ostensione del documento originale. Particolare rilievo assume l’accesso parziale mediante oscuramento selettivo, quale strumento necessario per garantire trasparenza e controllo democratico sulle strutture di detenzione amministrativa collocate fuori dal territorio nazionale.
04/2026
Detenzione amministrativa e diritto di sapere: il FOIA contro l’opacità dei centri di confinamento
A partire dalle decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato sull’accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader, la riflessione approfondisce il rapporto tra trasparenza, tutela della riservatezza e controllo democratico sui luoghi di privazione della libertà. Le pronunce chiariscono che il diniego di accesso deve fondarsi su un pregiudizio concreto e dimostrabile, che un riassunto amministrativo non equivale all’ostensione del documento e che l’oscuramento selettivo dei dati costituisce una soluzione doverosa. Particolare attenzione è dedicata all’esternalizzazione della detenzione in Albania e agli ostacoli posti all’accesso di giornalisti, avvocati, magistrati e organizzazioni della società civile.
04/2026
Detenzione amministrativa e diritto di sapere: il FOIA contro l’opacità dei centri di confinamento
A partire dalle decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato sull’accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader, la riflessione approfondisce il rapporto tra trasparenza, tutela della riservatezza e controllo democratico sui luoghi di privazione della libertà. Le pronunce chiariscono che il diniego di accesso deve fondarsi su un pregiudizio concreto e dimostrabile, che un riassunto amministrativo non equivale all’ostensione del documento e che l’oscuramento selettivo dei dati costituisce una soluzione doverosa. Particolare attenzione è dedicata all’esternalizzazione della detenzione in Albania e agli ostacoli posti all’accesso di giornalisti, avvocati, magistrati e organizzazioni della società civile.
04/2026
Detenzione amministrativa e diritto di sapere: il FOIA contro l’opacità dei centri di confinamento
A partire dalle decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato sull’accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader, la riflessione approfondisce il rapporto tra trasparenza, tutela della riservatezza e controllo democratico sui luoghi di privazione della libertà. Le pronunce chiariscono che il diniego di accesso deve fondarsi su un pregiudizio concreto e dimostrabile, che un riassunto amministrativo non equivale all’ostensione del documento e che l’oscuramento selettivo dei dati costituisce una soluzione doverosa. Particolare attenzione è dedicata all’esternalizzazione della detenzione in Albania e agli ostacoli posti all’accesso di giornalisti, avvocati, magistrati e organizzazioni della società civile.
04/2026
Detenzione amministrativa e diritto di sapere: il FOIA contro l’opacità dei centri di confinamento
A partire dalle decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato sull’accesso al registro degli eventi critici del CPR di Gjader, la riflessione approfondisce il rapporto tra trasparenza, tutela della riservatezza e controllo democratico sui luoghi di privazione della libertà. Le pronunce chiariscono che il diniego di accesso deve fondarsi su un pregiudizio concreto e dimostrabile, che un riassunto amministrativo non equivale all’ostensione del documento e che l’oscuramento selettivo dei dati costituisce una soluzione doverosa. Particolare attenzione è dedicata all’esternalizzazione della detenzione in Albania e agli ostacoli posti all’accesso di giornalisti, avvocati, magistrati e organizzazioni della società civile.
04/2026
Tratta e protezione internazionale: lo stigma del lavoro sessuale come forma autonoma di persecuzione
L'articolo riprende l’ordinanza n. 27205/2025 della Corte di cassazione, l’analisi ricostruisce l’evoluzione giurisprudenziale che riconosce nello stigma connesso al lavoro sessuale un autonomo fondamento per lo status di rifugiata. Il rischio da valutare non coincide soltanto con la possibilità di essere nuovamente coinvolte nella tratta, ma comprende anche discriminazioni, isolamento, rifiuto familiare ed esclusione dalla vita lavorativa e sociale nel Paese di origine. La decisione impone pertanto ai giudici di acquisire informazioni specifiche e aggiornate, valorizzando le relazioni degli enti antitratta e la condizione delle donne con una storia di sfruttamento sessuale come particolare gruppo sociale.
04/2026
Tratta e protezione internazionale: lo stigma del lavoro sessuale come forma autonoma di persecuzione
L'articolo riprende l’ordinanza n. 27205/2025 della Corte di cassazione, l’analisi ricostruisce l’evoluzione giurisprudenziale che riconosce nello stigma connesso al lavoro sessuale un autonomo fondamento per lo status di rifugiata. Il rischio da valutare non coincide soltanto con la possibilità di essere nuovamente coinvolte nella tratta, ma comprende anche discriminazioni, isolamento, rifiuto familiare ed esclusione dalla vita lavorativa e sociale nel Paese di origine. La decisione impone pertanto ai giudici di acquisire informazioni specifiche e aggiornate, valorizzando le relazioni degli enti antitratta e la condizione delle donne con una storia di sfruttamento sessuale come particolare gruppo sociale.
04/2026
Tratta e protezione internazionale: lo stigma del lavoro sessuale come forma autonoma di persecuzione
L'articolo riprende l’ordinanza n. 27205/2025 della Corte di cassazione, l’analisi ricostruisce l’evoluzione giurisprudenziale che riconosce nello stigma connesso al lavoro sessuale un autonomo fondamento per lo status di rifugiata. Il rischio da valutare non coincide soltanto con la possibilità di essere nuovamente coinvolte nella tratta, ma comprende anche discriminazioni, isolamento, rifiuto familiare ed esclusione dalla vita lavorativa e sociale nel Paese di origine. La decisione impone pertanto ai giudici di acquisire informazioni specifiche e aggiornate, valorizzando le relazioni degli enti antitratta e la condizione delle donne con una storia di sfruttamento sessuale come particolare gruppo sociale.
04/2026
Tratta e protezione internazionale: lo stigma del lavoro sessuale come forma autonoma di persecuzione
L'articolo riprende l’ordinanza n. 27205/2025 della Corte di cassazione, l’analisi ricostruisce l’evoluzione giurisprudenziale che riconosce nello stigma connesso al lavoro sessuale un autonomo fondamento per lo status di rifugiata. Il rischio da valutare non coincide soltanto con la possibilità di essere nuovamente coinvolte nella tratta, ma comprende anche discriminazioni, isolamento, rifiuto familiare ed esclusione dalla vita lavorativa e sociale nel Paese di origine. La decisione impone pertanto ai giudici di acquisire informazioni specifiche e aggiornate, valorizzando le relazioni degli enti antitratta e la condizione delle donne con una storia di sfruttamento sessuale come particolare gruppo sociale.
05/2026
Figli nati all’estero di cittadini naturalizzati: il Tribunale di Trento boccia la lettura del Ministero
La vicenda riguarda quattro minori siriani, residenti in Italia dal 2018, ai quali il Comune aveva negato la cittadinanza riconosciuta invece ai fratelli nati sul territorio italiano. La sentenza chiarisce che le limitazioni introdotte dall’art. 3-bis della legge n. 91/1992 riguardano la trasmissione della cittadinanza per discendenza e non possono essere estese ai figli minori di chi acquista lo status per naturalizzazione. Quando ricorrono la convivenza con il genitore e la residenza legale biennale previste dall’art. 14, la cittadinanza deve essere riconosciuta indipendentemente dal luogo di nascita, superando l’interpretazione restrittiva adottata dalle circolari ministeriali del 2025.
05/2026
Figli nati all’estero di cittadini naturalizzati: il Tribunale di Trento boccia la lettura del Ministero
La vicenda riguarda quattro minori siriani, residenti in Italia dal 2018, ai quali il Comune aveva negato la cittadinanza riconosciuta invece ai fratelli nati sul territorio italiano. La sentenza chiarisce che le limitazioni introdotte dall’art. 3-bis della legge n. 91/1992 riguardano la trasmissione della cittadinanza per discendenza e non possono essere estese ai figli minori di chi acquista lo status per naturalizzazione. Quando ricorrono la convivenza con il genitore e la residenza legale biennale previste dall’art. 14, la cittadinanza deve essere riconosciuta indipendentemente dal luogo di nascita, superando l’interpretazione restrittiva adottata dalle circolari ministeriali del 2025.
05/2026
Figli nati all’estero di cittadini naturalizzati: il Tribunale di Trento boccia la lettura del Ministero
La vicenda riguarda quattro minori siriani, residenti in Italia dal 2018, ai quali il Comune aveva negato la cittadinanza riconosciuta invece ai fratelli nati sul territorio italiano. La sentenza chiarisce che le limitazioni introdotte dall’art. 3-bis della legge n. 91/1992 riguardano la trasmissione della cittadinanza per discendenza e non possono essere estese ai figli minori di chi acquista lo status per naturalizzazione. Quando ricorrono la convivenza con il genitore e la residenza legale biennale previste dall’art. 14, la cittadinanza deve essere riconosciuta indipendentemente dal luogo di nascita, superando l’interpretazione restrittiva adottata dalle circolari ministeriali del 2025.
05/2026
Figli nati all’estero di cittadini naturalizzati: il Tribunale di Trento boccia la lettura del Ministero
La vicenda riguarda quattro minori siriani, residenti in Italia dal 2018, ai quali il Comune aveva negato la cittadinanza riconosciuta invece ai fratelli nati sul territorio italiano. La sentenza chiarisce che le limitazioni introdotte dall’art. 3-bis della legge n. 91/1992 riguardano la trasmissione della cittadinanza per discendenza e non possono essere estese ai figli minori di chi acquista lo status per naturalizzazione. Quando ricorrono la convivenza con il genitore e la residenza legale biennale previste dall’art. 14, la cittadinanza deve essere riconosciuta indipendentemente dal luogo di nascita, superando l’interpretazione restrittiva adottata dalle circolari ministeriali del 2025.
04/2026
Detenzione amministrativa e trasparenza: il FOIA contro l’opacità dei centri in Albania
L’analisi esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato sul diniego di accesso civico al registro degli eventi critici del centro di detenzione amministrativa di Gjader. Le pronunce chiariscono che un semplice riepilogo non equivale all’ostensione del documento, che il rischio per la riservatezza deve essere concreto e dimostrato e che l’oscuramento selettivo costituisce una soluzione doverosa rispetto al diniego integrale. La riflessione approfondisce così il ruolo del FOIA quale strumento di controllo democratico sulle condizioni di trattenimento, particolarmente necessario nei centri collocati fuori dal territorio nazionale e caratterizzati da più limitate possibilità di accesso e monitoraggio.
04/2026
Detenzione amministrativa e trasparenza: il FOIA contro l’opacità dei centri in Albania
L’analisi esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato sul diniego di accesso civico al registro degli eventi critici del centro di detenzione amministrativa di Gjader. Le pronunce chiariscono che un semplice riepilogo non equivale all’ostensione del documento, che il rischio per la riservatezza deve essere concreto e dimostrato e che l’oscuramento selettivo costituisce una soluzione doverosa rispetto al diniego integrale. La riflessione approfondisce così il ruolo del FOIA quale strumento di controllo democratico sulle condizioni di trattenimento, particolarmente necessario nei centri collocati fuori dal territorio nazionale e caratterizzati da più limitate possibilità di accesso e monitoraggio.
04/2026
Detenzione amministrativa e trasparenza: il FOIA contro l’opacità dei centri in Albania
L’analisi esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato sul diniego di accesso civico al registro degli eventi critici del centro di detenzione amministrativa di Gjader. Le pronunce chiariscono che un semplice riepilogo non equivale all’ostensione del documento, che il rischio per la riservatezza deve essere concreto e dimostrato e che l’oscuramento selettivo costituisce una soluzione doverosa rispetto al diniego integrale. La riflessione approfondisce così il ruolo del FOIA quale strumento di controllo democratico sulle condizioni di trattenimento, particolarmente necessario nei centri collocati fuori dal territorio nazionale e caratterizzati da più limitate possibilità di accesso e monitoraggio.
04/2026
Detenzione amministrativa e trasparenza: il FOIA contro l’opacità dei centri in Albania
L’analisi esamina le decisioni del TAR Lazio e del Consiglio di Stato sul diniego di accesso civico al registro degli eventi critici del centro di detenzione amministrativa di Gjader. Le pronunce chiariscono che un semplice riepilogo non equivale all’ostensione del documento, che il rischio per la riservatezza deve essere concreto e dimostrato e che l’oscuramento selettivo costituisce una soluzione doverosa rispetto al diniego integrale. La riflessione approfondisce così il ruolo del FOIA quale strumento di controllo democratico sulle condizioni di trattenimento, particolarmente necessario nei centri collocati fuori dal territorio nazionale e caratterizzati da più limitate possibilità di accesso e monitoraggio.

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